parole su banci banci

Daniela e Marzia Banci a Palazzo Zuckermann, Padova
parole su banci banci

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cristina acidini

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Daniela e Marzia Banci trattano le materie delle loro creazioni orafe come doni piovuti dalle stelle a impreziosire il nostro pianeta.

La loro riflessione artistica prende strade diverse, ma accomunate – oltre che dall’alta qualità dei risultati – dalla solida base progettuale su cui ogni invenzione poggia, ogni procedura tecnica si sviluppa e si conclude.
Le Banci forgiano nei loro gioielli elementi di saldatura fra il cielo e la terra, ma anche e soprattutto fra il macrocosmo della Natura e il microcosmo dell’uomo, tenuti insieme da rimandi filosofici ai quali le materie pregiate danno forme visibili.

Il senso delle proporzioni, del quale entrambe hanno il vigile possesso e il pieno controllo, ispira la creazione di pezzi che si attagliano al corpo umano, riconducendo alle misure d’esso i dati naturali e i processi vitali, dalla grandiosità misteriosa e soverchiante. Architetture e sculture minime, i gioielli delle Banci non solo appagano l’aspirazione alla bellezza ma, presenti e insieme sommessi sulla persona, sanno essere grandi compagni nel viaggio della vita.

Cristina Acidini
President of the Drawing Art Academy Florence

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umberto curi

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Il rapporto che il gioiello istituisce col corpo non si limita ad “abbellirlo”. Lo trasforma. Al punto da poter affermare che quel corpo non è più lo stesso.
Da un lato, insomma, il corpo dà letteralmente vita al gioiello, trasformandone la materialità inerte in pulsante vitalità. Dall’altro lato, la gioia interagisce col corpo, fino al punto da modificarne la statica identità, dando origine ad una realtà nuova e diversa.
Fra tutti, questo a me pare l’aspetto più originale e convincente dell’arte orafa, quale risulta dalle opere delle sorelle Banci: l’aver evidenziato con le loro creazioni lo straordinario potenziale espressivo che la sinergia fra corpo e metallo prezioso è in grado di sprigionare.
Sarebbe arbitrario e sostanzialmente fuorviante compendiare in un’unica tematica la ricchezza dei motivi ispiratori che sono alla base delle creazioni delle sorelle Banci. Pur con questa avvertenza, e dunque evitando ogni semplificazione deformante, non vi è dubbio che il rapporto col cielo, con la volta celeste, con gli astri, è ricorrente in numerose opere di Daniela e Marzia. Né si tratta di una circostanza casuale o priva di significato. Un legame sottile, anche se difficile da decifrare, per certi aspetti perfino misterioso, connette strettamente l’arte dell’oreficeria e la volta del cielo.
Una tendenza che accompagna da sempre l’uomo: cercare nel cielo i segni che gli consentano di comprendere ed orientare la sua vita nella terra. Di fornire, attraverso tali segni, una risposta ad alcune domande fondamentali, sulle quali da sempre l’uomo si interroga: da dove veniamo, verso dove andiamo, quale è il nostro destino? Nel cercare le risposte a questi interrogativi, dovremmo non smarrire la consapevolezza dell’impossibilità di andare al di là di alcuni limiti, che sono costitutivi della condizione umana. In questo viaggio, la compagnia di una “gioia” realizzata dalle sorelle Banci può rendere più agevole il percorso.

Umberto Curi

Professore Emerito di Storia della filosofia, Università degli Studi di Padova

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sarah boglino

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Le Banci sono riuscite mirabilmente a condensare nei materiali, nelle forme e nei colori dei loro gioielli un equilibrio difficilmente raggiungibile tra tradizione e modernità in quanto alla perizia tecnica di ascendenza medievale si è aggiunta la riflessione sullo spazio maturata negli anni di architettura a Venezia dove è stato possibile aggiornare la progettualità costruttiva dei manufatti con una sintassi spaziale moderna, arricchita nel tempo dagli spunti derivanti dalla filosofia, a partire da quella della Scuola eleatica, alla scienza, dal misticismo alla letteratura.

Lo sperimentalismo, la cura dei dettagli sono i caratteri comuni alle due sorelle che, tuttavia, si distinguono stilisticamente. I lavori di Daniela si caratterizzano per un marcato linearismo, quasi minimalista, per la predilezione del bianco e del nero (nonostante lavori più recenti testimonino una apertura anche verso la linea spezzata e il colore caldo dell’oro) e per una spazialità il cui rigore geometrico discende dal metodo progettuale e costruttivo assimilato ad Architettura, quindi coniugato con il metodo normativo dei rapporti armonici musicali acquisito durante gli anni di studio di pianoforte e infine divenuto espressione di rigore morale di matrice cristiana. Diversamente, le opere di Marzia si contraddistinguono per una solarità sensuale e gioiosa che è sprigionata dalle pietre e dai cristalli, spesso appena sgrezzati, e mai ingabbiati: il raggio di sole deve attraversare libero il cristallo e tornare in circolazione.

Sarah Boglino

Responsabile dei progetti espositivi, Galleria Gracis, Milano

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gianpaolo scarante

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Ammirare i gioielli creati da Marzia e Daniela Banci non è mai un’esperienza semplice.

Si guardano i colori, i materiali, la fattura della composizione e molto altro, ma nello stesso momento si avverte, quasi inconsapevolmente, che tutti questi elementi sono vincolati fra loro da un preciso significato complessivo. Ed è quest’ultimo fattore quello che colpisce maggiormente chi li guarda e che produce in ultima analisi un fascino del tutto particolare.

In primo luogo viene ovviamente un attento lavoro artigianale, fatto di competenze specifiche e di tecniche orafe di livello estremamente elevato apprese con anni di studi e di apprendistato. Ma subito dopo viene la conoscenza profonda della vita e degli uomini e in generale la visione del mondo che va al di là dell’arte e della creazione orafa. Ecco perché ammirare i gioielli Banci non è mai un’esperienza semplice.

Gianpaolo Scarante

Ambasciatore, docente all’Università di Padova alla Facoltà di Scienze Politiche del corso di Laura Magistrale di Politica e Diplomazia

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vittorio spigai

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Al di là del mestiere, nell’assidua esperienza di Daniela e Marzia appare continuamente una forza emotiva che coraggiosamente sostanzia il messaggio.

In ogni gioiello, a partire dall’opera madre di prima origine che poi generalmente si declina in successivi esperimenti, vi è un impulso interiore che senza riposo risale a temi atavici o a motivi cruciali della vita e del mondo che ci circonda.

Emerge un’esigenza di narrare e un impegno culturale ardito, tanto più trattandosi di diademi, anelli e collane, e non di sculture. Assoggettati quindi a un’utilitas e a requisiti ergonomici da cui evidentemente, se fossero pure sculture, sarebbero esenti; e alle regole di un mercato che, forse più di altri, tende ad appiattirsi sugli stereotipi al limite del prêt-à-porter che il normale consumatore di questo genere di beni richiede.

Sintesi e coraggio, progettualità e mestiere sono i fattori ricorrenti, con inflessioni diverse, nel fare di Daniela e Marzia.In opere che distillano le passioni che in parte accomunano le generose anime tosco-marchigiane delle autrici.

Vittorio Spigai

Pittore, urbanista, architetto

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ivan sandrolini